I colori trasversali in Armocromia

I colori trasversali in Armocromia

La cosa più difficile per chi riceve un’analisi del colore è capire come interpretare la propria palette e, di conseguenza, usarla per comprare nuovi capi di abbigliamento e abbinarli fra loro.


Oggi giorno riguardo l’armocromia è possibile reperire, specie sui social, una gran quantità di informazioni ma che non sempre sono corrette o spiegate nella maniera opportuna, solo ieri mi è capitato di leggere cose come blu caldi e aranci freddi, nero per tutte le stagioni, lilla indicati come colori top primaverili, marroni tortora consigliati alle inverno…e in tutto questo naturalmente ci si perde, perché di tutto si trova anche il suo contrario e ciò che emerge è il quadro di una disciplina confusa, senza princìpi, che si basa solo sulle opinioni personali della singola analista e infatti non è raro che una persona venga analizzata con più responsi completamente opposti. Ma questa è un’altra storia, quello che approfondiremo ora è come interpretare una palette di colori e gestirla.

Partiamo dal presupposto che i colori freddi e i colori caldi sono facilmente distinguibili nella ruota dei colori dividendola in diagonale: la parte alta a sinistra è calda, quella bassa a destra è fredda. Presi singolarmente come li distinguiamo? I colori freddi hanno una predominante componente blu, quelli caldi una predominante componente gialla. Va da sé quindi che, secondo la teoria dei colori non esistono blu caldi o gialli freddi, anche il celebre true red (che è uno dei migliori colori per le Inverno Profondo) è un colore caldo. Per questo non ci saranno mai blu troppo caldi per Inverno o arancioni adatti anche ad estati: la teoria del colore non si discute e da questa base importante si parte per capire i propri colori.


Sorge quindi, arrivati a questo punto, spontanea una domanda:
“Ma se il true red è un colore caldo perché è uno dei colori migliori per inverno? E perché se il blu è un colore sempre freddo si distinguono anche alcuni blu adatti per autunno? E perché invece non esiste un arancione per le stagioni fredde?


Perché gli esseri umani sono tutti bilanciati e possono portare una gamma ampia di colori, per questo ogni stagione è sempre un equilibrio di temperatura, di croma e di profondità, un equilibrio dove trovano spazio una serie di tonalità che si possono considerare universali, come ad esempio il pervinca, il blu di Prussia, il porpora, il bianco sporco, il carminio e l’ottanio. Perché proprio queste? Perché sono appunto bilanciate e quindi possono inserirsi bene nelle caratteristiche di ogni palette. Prendendo come esempio il blu di Prussia nella foto, come possiamo descriverlo? lo riconosciamo senz’altro come un colore scuro, ma non quanto un blu notte o il nero. E’ indubbiamente freddo, tuttavia la punta di verde lo rende più tiepido di un blu indaco e per questo più semplice da inserire in un contesto di colori caldi. Non è acceso, ma non è nemmeno ingrigito. Diremmo quindi che Blu di Prussia, essendo un colore freddo, scuro e poco grigio è un perfetto colore invernale, tanto che può essere felicemente indossato in tutti i capi d’abbigliamento e per qualsiasi occasione. Ma può essere un buon sostituto del nero per le stagioni chiare che esigono di indossare un colore scuro in situazioni formali, inoltre se abbinato all’oro, all’ocra, al cuoio o al beige si sposa magnificamente anche sulle persone Autunno.


Non tutti i colori hanno le medesime caratteristiche di versatilità, il giallo e l’arancione difficilmente possono mutare le loro caratteristiche per inserirsi nella varietà delle palette: Un arancione scurito diventa subito marrone, e se raffreddato diventa subito rosa, un giallo scurito diventa ocra, se raffreddato verde vescica. Perdono subito la loro identità e infatti e per questo che nell’albero di Munsell ci sono meno gialli che blu.
Questo vuol dire che ci sono colori chiave tipici di un certo gruppo di stagioni, che stanno solo nelle palette che condividono certe caratteristiche, penso ad esempio al blu reale per le inverno, al nero per le stagioni profonde, al giallo primario per le primavere, al ruggine per le autunno, al cipria per le stagioni soft. Poi una serie di colori universali, presenti praticamente in tutte le palette, e infine un’ampia gamma cromatica condivisa che muta di poco la sua sfumatura ma cambia tanto il suo modo d’utilizzo.
Questo vuol dire che stagioni vicine come l’autunno soft e l’estate soft avranno tantissimi colori in comune, mentre stagioni lontane come l’inverno profondo e la primavera chiara avranno poche tonalità da condividere, giusto i colori universali e le tonalità che vi si avvicinano.

Quindi possiamo dire che ogni stagione nella sua palette ha 3 gruppi di colori:


POWER COLOR: sono i colori migliori, quelli a cui puntare se dovete acquistare qualcosa che sta molto vicino al viso (sciarpe, maglioni a collo alto, giacconi, cappotti) o che non può essere abbinato ad altro (penso ad esempio ad alcuni abiti eleganti o da sera). Ne sono circa una decina o poco più per ogni palette.
COLORI DA ABBINAMENTO: i power color sono eccellenti ma non sempre ben abbinabili fra loro e soprattutto il rischio è di cadere in monotonia o di non saper gestire dei dress code, i cambiamenti delle mode, le fantasie di abiti e camicie ecc. Quindi abbiamo tantissimi colori, la gran parte della palette, che sono buoni ma acquisiscono il potere di farci risplendere soprattutto se abbinati ai power color. Un inverno che acquista una camicetta lilla potrebbe essere non del tutto soddisfatta di come rende il colore su di lei, è possibile lo trovi un po’ pallido, ma basta aggiungere un gilet nero ed ecco che avviene la magia: quel colore che sembrava poco vivo improvvisamente diventa vibrante e dà risalto al viso e all’incarnato.
COLORI PER ACCENTI: sono alcuni colori, pochi per ogni palette, che possono essere inseriti come dettaglio: borse, cinte, ricami ma soprattutto le fantasie. Sono solo piccolezze ma piccolezze che contano. Un abito con una fantasia floreale del giallo sbagliato può immediatamente diventare un abito più adatto per autunno che per inverno, anche se lo sfondo è nero.

L’armocromia offre quindi ampia possibilità di variare e di giocare con il proprio look, tanto che anche colori non perfetti, non migliori in assoluto per noi, possono essere usati con soddisfazione se inseriti nel giusto contesto. Tuttavia questo non è sempre possibile, abbiamo visto prima che ogni palette ha colori ottimi, colori buoni, e colori in qualche modo gestibili, ma ci sono anche per ogni stagione colori che sono penalizzanti, quelli che rendono il viso più pallido, più stanco, meno luminoso e tolgono focus e vividezza allo sguardo. Chi fa un’analisi del colore sa quali sono queste tonalità, gli vengono indicate nel materiale fornito, ma in linea generale possiamo fare una serie di considerazioni:


la prima è che i colori peggiori sono quelli che hanno troppe caratteristiche in opposizione ai colori top della stagione. È naturale che se sei autunno soft un ciano, colore molto freddo e saturo, non funziona in nessun modo e tende ad ingrigire il viso.


La seconda è che è più facile inserire un colore freddo in una palette calda che non viceversa, non a caso i colori universali sono tutti tendenzialmente freddi. Ciò è dovuto al fatto che la gamma cromatica a base gialla emette un una frequenza di onde elettromagnetiche superiore di quella a base blu, per questo anche in piccole dosi, come ci mostrano le due immagini sopra, un giallo risulta vincente rispetto ad un viola, ed è per questo che ad un maglioncino blu marino, ottimo per inverno, basta un colletto color senape per diventare autunnale.


La terza è che alcuni colori portano inevitabilmente ad alterare un altro degli aspetti fondamentali dell’armocromia, che purtroppo spesso viene ignorato o ancor peggio frainteso: il contrasto.
E quando si parla di contrasto inevitabilmente il discorso cade su uno dei colori che riesce a creare più contrasto, ovvero il nero, e nascono dibattiti legati alla frustrazione di chi si ritrova a dover rinunciare ad un tono molto amato, molto usato e che in molti contesti fa un po’ divisa. Qualche giorno fa, sulla pagina di una consulente d’immagine, avevo letto che per chi non ha il nero in palette per usarlo lo stesso senza far troppo danno basta usare una collana del metallo di giusta temperatura e una maglia dei colori top della palette. Ecco, questo è uno dei casi in cui si dimentica l’importanza del potere del contrasto. Immaginatevi l’eterea delicatezza di una primavera vestita di contrasto giallo-nero: non rischia forse di far peggio in questo modo?


La verità è che l’armocromia offre, come abbiamo visto, grandi possibilità di sperimentare con il colore ma, come tutti i consigli legati all’immagine, indirizzando una certa direzione si va ovviamente ad escluderne un’altra. Se tutto va bene, tutto si può fare, allora non ha più senso parlare di armocromia e di lavoro sull’immagine, ne spendere dei soldi per avere una consulenza poco sincera e quindi poco utile, tanto vale seguire il proprio gusto.
Quindi cosa fare se ci piace un capo di un colore fra i meno indicati? Se è lontano dal viso (tipo pantaloni), non è un grosso problema, bisogna solo evitare che cozzi con il resto del guardaroba (è difficile inserire, ad esempio, una pantalone verde bottiglia in un armadio pastello). Anche quando c’è tanta pelle scoperta tutto sommato non è male assoluto (penso a top con spalle scoperte o costumi da bagno), di sicuro i capelli sciolti e accessori in palette aiutano il tutto. Ma se il capo è in grandi porzioni e vicino al viso non esistono escamotage.


E se ci piace tanto? Lo indossiamo comunque, l’armocromia è una libera scelta, non una gabbia. Offre delle consapevolezze ed essere consapevoli che un colore ti valorizza mentre un altro no non significa che se non seguiamo la palette allora diventiamo brutte! In fondo l’armocromia è solo uno dei vari aspetti che riguardano la scelta di un look ed è possibile che quell’abitino nero, anche se sei una primavera, ti sta benissimo perché ha un taglio perfetto per la tua fisicità, o perché calza a pennello con il tuo stile personale, o è indicato per un certo contesto/occasione.


A presto, Annalisa

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